La cosa nel lago (parte 2)

Si svegliò intorno alle 2:00 per andare in bagno e si rese conto di provare un’ansia indescrivibile nel scendere le scale; aveva il telefonino che faceva luce ma ogni cosa che illuminava proiettava un’ombra dieci volte più grande.
Si sedette sul wc e si rilassò, tenendo la torcia del cellulare sempre accesa; poco dopo si accorse che c’era un’altra luce all’interno della stanza, di un colore dannatamente familiare.
Gli scuri del bagno non erano stati chiusi e il “pesce-vampiro” era lì a fissarla, da qualche parte nel lago.
Fece pipì rapidamente e tornò in camera con la stessa rapidità di uno scoiattolo; chiuse gli occhi e li riaprì alle 9 e mezza, con una minuscola lama di sole che filtrava dalla fessura dei battenti.
Sentì la voce di suo padre, poi la risata di Colin e di sua madre; origliò più attentamente:

Io credo che le serva l’aiuto di uno psicologo, tutto qui…”

Ma dai Terry, solo perché vede un affare luminoso nel lago non vuol dire che sia mentalmente malata…”

Certo mamma e perché stai trattenendo le risate nel dirlo?”

Scoppiarono a ridere tutti e tre e Ginevra si sentì umiliata, oltretutto alle spalle; le venne da piangere nel sapere che la sua famiglia non le credeva e ancor di più nell’apprendere che la ritenevano pazza. Poi sentì suo padre dire:

Dai facciamoci una gita al lago, che ne dite?”

Si e speriamo che il terribile mostro vampiro non ci morda il culetto!”

L’ultima a parlare fu sua madre, poi sentì la porta d’ingresso chiudersi e la casa piombò nel silenzio.
La piccola aprì lentamente gli scuri per non farsi sentire e osservò i suoi dirigersi verso il piccolo molo al quale era legata la barca per le “escursioni di famiglia”; “Proprietà dei Sullivan” c’era scritto su una fiancata.
Poi guardò più al largo e questa volta lui era lì; non si era immerso.
Suo padre continuava a ridere, Colin teneva ben stretta la canna da pesca e sua madre si era munita di crema abbronzante; era una giornata meravigliosa.
Ginevra spiava la sua famiglia con disgusto e rabbia, e in quella sua collera repressa si disse:

O vi morderà eccome…”

Terry slacciò la corda che teneva ferma la barcarola, poi salirono tutti e tre e iniziarono a remare; il “pesce-vampiro” non si scompose mentre loro si avvicinavano lentamente al centro del lago.
Furono sempre più vicini e lui restava immobile.
Quando gli passarono affianco, Colin allungò la mano per toccarlo:

Stupido coso, sei soltanto un tronco spezzato. Non saresti utile nemmeno per fare la legna!”

Non fece nemmeno a tempo a ritirare il braccio che se lo vide amputare in un secondo; il sangue iniziò a schizzare fuori dalla barca, sua madre urlò dal terrore e suo padre lasciò cadere i remi per soccorrere Colin.
Ginevra, nell’assistere a quel macabro siparietto, non riuscì a trattenere un sorrisetto di compiacimento e, parlando di nuovo con sé stessa, disse:

Ve l’avevo detto, stupidi imbecilli.”

Restò a guardare la barca che si ribaltò, poi la cosa balzò fuori dall’acqua e li divorò uno ad uno.
In un minuto tutto tornò normale, le increspature scemarono e la giornata splendeva; la grossa chiazza di sangue nell’acqua era tutto ciò che restava dei Sullivan, oltre alla loro barchetta devastata.
Ginevra scese le scale con trepidazione, come il giorno di Natale quando doveva aprire i regali sotto l’albero; si infilò le scarpe e corse sulla riva fino a toccare l’acqua. Continuò a camminare e questa volta non l’avrebbe fermata nessuno; nuotò fino al “lampione”.
Il grosso pesce emerse dal pelo dell’acqua e lei lo accarezzò:

Bravo Drachi! Domani ti porterò qualcun altro da sgranocchiare; credo che comincerò da quella rompi scatole di Tina…mmh si si, così impara a prendermi in giro per le mie treccine!”