La stazione di benzina

Ho imparato che nella vita, la maggior parte delle situazioni che ci coinvolgono possono essere previste, possiamo aspettarcele e successivamente gestirle. La normalità occupa la più grossa fetta di torta nel grafico della vita di un singolo individuo, eccezioni a parte; le persone lavorano, parlano, comprano, giocano, muoiono, insomma svolgono attività che possiamo definire comuni.
Andare a fare la spesa è un’azione quotidiana e ci sono pochissimi casi umani a non farla all’interno di una società affermata sia nelle grandi che nelle piccole città.
Dunque nel fare shopping sai che al 99% delle probabilità non ti capiterà nulla di strano, se non trovare un’amica o un parente, o magari trovare tutti i parcheggi occupati; ecco questi imprevisti, al giorno d’oggi, sono divenuti sempre più “prevedibili” e di conseguenza quando usciamo di casa ci mettiamo già nell’ottica di potervi incappare.
Ma io non voglio parlare di quell’enorme fetta di torta cui accennavo prima, quel 99% di monotonia che attanaglia la nostra esistenza, io voglio parlarvi di quel giorno che ho scoperto cosa si cela dietro quel solitario 1% .
Mi ero appena trasferito nella città dei miei genitori e non conoscevo ancora bene il luogo; era da qualche giorno che dovevo fare benzina (odio vedere un’autonomia inferiore ai 100 chilometri, seppur non faccia lunghi viaggi: casa lavoro, lavoro casa).
A ogni modo, prima di rientrare verso le 20:00 decisi fermarmi a un distributore lungo la strada e fare il pieno. Mi fermai, inserii il denaro, selezionai l’erogatore; nello stesso momento si accese una luce nella casa poco più in là. Aspettai di vedere qualcuno affacciarsi, magari era una signora anziana che aveva sentito il rumore del motore e voleva curiosare, non ci sarebbe stato nulla di strano; attesi qualche istante ma non si affacciò nessuno. Le tende restarono immobili.
Solitamente nell’aria si sprigiona un forte odore di gasolio ma non fu così; percepii invece un fastidioso odore di ferro.
Non appena il display segnò “Max” la pompa smise di erogare e la luce della casa si spense; salii in macchina e andai a casa.
Dopo circa tre settimane tornai allo stesso distributore e mi ero già dimenticato della coincidenza avvenuta quella sera; poco dopo aver selezionato l’erogatore, automaticamente si accese la stessa luce della stessa finestra.
Mi scappò una risata di incredulità e feci una tacita scommessa con me stesso che se si fosse spenta nello stesso momento in cui avessi appoggiato la pompa sarei andato a controllare; così accadde.
Chiusi la macchina a chiave quando mi chiamò mia moglie chiedendomi se potevo andare a darle una mano con la cena; lanciai uno sguardo rapido alla finestra pensando “Non finisce qui.” e rientrai in macchina.
Passarono 16 giorni e non mi spiegai come potevo aver bisogno di fare un altro pieno dopo appena due settimane; l’efficienza di quella benzina era alquanto scarsa.
Attesi la domenica in modo da non avere impegni; dissi a mia moglie che sarei stato fuori un’ora e che sarei andato a salutare mia madre.
Invece tornai alla stazione di benzina, feci rifornimento e ebbi la conferma che non poteva più essere una stupida coincidenza; quella luce nascondeva qualcosa.
Posteggiai la macchina di fianco al casotto del benzinaio in modo da non intralciare nessuno e mi diressi alla casa.
Nel frattempo un’altra macchina si fermò per fare gasolio e accadde lo stesso medesimo evento: pompa attiva, luce accesa.
Mi accolse un cartello con su scritto “VENDESI”.
Bussai alla porta preparandomi un discorso sensato nel caso in cui mi avessero aperto:

Ehm buongiorno avete qualche problema di cortocircuito?”

Salve sono il fratello del benzinaio e ho notato che deve esserci un malfunzionamento delle pompe…”

Buongiorno, ha notato che la luce della stanza che da sul distributore si accende ogni qualvolta qualcuno fa benzina?”

Passò un minuto e nessuno mi aprì. Provai a leggere il nome dell’inquilino sul citofono ma la targhetta era talmente sbiadita che non riuscii a identificarlo.
Suonai il campanello, magari la signora (o il signore) era di sopra e non poteva sentire.
Constatai che probabilmente non c’era nessuno e decisi di fare un giro nel cortile, pur sapendo che era violazione di proprietà privata; credo che una discarica sia più ordinata di ciò che vidi sul retro dell’abitazione: legname ovunque, sanitari mezzi distrutti, ruote e cerchioni arrugginiti.
Per la prima volta il mio sesto senso mi consigliò di andarmene ma evitai di ascoltarlo; ero incuriosito.
Notai che c’era una porta secondaria ma era chiusa dall’interno; tastai la grondaia per giudicarne la fragilità: ruggine a parte, pareva essere in grado di reggere 70 chili.
Mi arrampicai sperando di non essere visto nonostante fossi sul retro; per mia fortuna, intorno non c’erano case.
Salii fino al tetto e cercai un modo per intrufolarmi in casa; vidi un terrazzino sul versante ovest e appresi che la porta-finestra era aperta.
La spinsi leggermente facendo meno rumore possibile; attivai la torcia del cellulare e cominciai a ispezionare l’interno.
La stanza in cui ero capitato era la cucina: il lavello era colmo di piatti sporchi di cibo incrostato, la tavola ancora apparecchiata e un terribile odore di ferro, lo stesso che mi penetrò nelle narici durante il rifornimento, mi fece venire la nausea.
Il fascio luminoso proiettato dal mio cellulare sembrò restringere le pareti, le ombre si fecero grottesche e minacciose; passai alla stanza successiva, un salotto con una poltrona e un tavolino da tè al centro.
D’un tratto sentii un rumore particolare, come di un macchinario che si mette in moto; proveniva dalla stanza alla mia sinistra, l’unica con la porta chiusa.
Dalla fessura potevo vedere una lama di luce giallognola espandersi per qualche centimetro sul pavimento: probabilmente l’inquilino era lì dentro.
Mi avvicinai con cautela e bussai: nessuna risposta.
Attesi qualche istante: il rumore si acquietò e la luce si spense.
Feci qualche rapido conto e capii che la stanza che avevo di fronte era la stessa che si vedeva dal distributore; rabbrividii invaso da un’angoscia indescrivibile.
In un certo senso quel frastuono mi faceva compagnia, copriva in parte le mie paure e ripiombare nel silenzio mi disturbò parecchio; dunque aprii la porta.
Poco prima di capire dove mi trovavo la luce del telefono si spense e guardando lo schermo mi venne da urlare: “Batteria scarica”.
Mi ritrovai quindi nel buio più totale, all’interno di una stanza della quale non sapevo assolutamente nulla; l’unica speranza era che qualcuno si fermasse a fare benzina.
L’odore di ferro si fece ancora più insopportabile e per poco non vomitai.
Udii il rincuorante rombo di un motore e attesi con palpitazione; la stanza si illuminò, il fragore tornò ad impazzare ed io persi improvvisamente la parola.
Di fronte a me, lungo le pareti c’erano una dozzina di cadaveri appesi a testa in giù, spogliati e scheletrici; all’estremità del cranio vi era conficcato un tubo di gomma nero mentre all’altra estremità un tubo giallo si inseriva a mò di clistere.
Tutti i tubi convergevano in uno strano marchingegno posizionato al centro della stanza; i corpi oscillavano leggermente ed io barcollai dal terrore.
Mi precipitai al terrazzino, scesi giù lungo la grondaia e tornai alla macchina; un signore che stava facendo rifornimento notò il mio viso stravolto e mi chiese:

Tutto bene, ragazzo?”

Lo fissai negli occhi senza riuscire a proferire parola; annuii incerto, poi presi coraggio:

C’è…c’è qualcuno che usa i cadaveri per alimentare questo distributore…in quella casa.”

L’uomo baffuto si mise a ridere e già immaginavo la risposta; mi guardò con aria comprensiva e mi disse, spiazzandomi:

Lei deve essere uno straniero; tutti sanno che qui non esistono i cimiteri. Il sindaco ha voluto utilizzare i morti in altra maniera; onestamente lo definirei un piano a dir poco geniale, non trova? Comunque tranquillo, sfruttiamo soltanto edifici disabitati.”

Fui incredulo; ripresi la parola:

Quindi mi sta dicendo che usate i cadaveri delle persone per alimentare le vostre auto?! Mi sembra una cosa orribile se posso dire la mia!”

Pensa solo alla genuinità di questo processo. L’unico gasolio che uso è quello per far funzionare il macchinario principale; parlo di appena quattro litri di miscela, forse meno, al giorno. Oltretutto conta che talvolta ne avanzo un quarto.”

Lei è il proprietario del distributore?”

Lui sorrise e salendo in macchina concluse:

Benvenuto nella nostra umile cittadina, dove i nostri defunti ci forniscono la benzina!”

E sfrecciò via, lasciandosi dietro una scia di ghiaia; scioccato tornai a casa e mia moglie, vedendomi particolarmente sconvolto, mi domandò preoccupata:

Cos’è successo tesoro?! Mamma sta male?!”

Sospirai e scoppiai in una risata isterica, poi risposi:

Se dovesse accadere, ti giuro che andrò a seppellirla da un’altra parte…”